Il prezzo del petrolio è alla stelle. Come conseguenza di ciò il costo della vita, fin troppo legata all'esistenza dell'oro nero, sale.
In particolare aumenta il costo dei carburanti e di riflesso del trasporto (di merci e di persone). La benzina arriva a 1,505€ e il diesel... pure, o poco meno! Lo stato si affanna a pensare a politiche per ammortizzare un disastro.
La differenza tra il prezzo della benzina e il prezzo del diesel è quella
che io ho chiamato forchetta benzina–diesel. Questa si è ridotta
notevolmente e la cosa mi pare strana. Il ragionamento per percepire la
stranezza è molto semplice: il prezzo del diesel è da sempre stato
inferiore e di molto alla benzina (essendo un prodotto meno pregiato);
il procedimento industriale che porta
al diesel è rimasto lo stesso, e così pure quello che porta alla
benzina; in questo arco di tempo
è aumentato solo
il prezzo della materia prima di partenza;
dunque, la crescita dei due prezzi dovrebbe essere proporzionale, in modo
uguale, al prezzo del petrolio.
Invece la situazione ci dice che l'aumento del prezzo del barile ha
causato un aumento superiore nel diesel che nella benzina. Per cui
possiamo dedurre che già è in atto una misura per evitare di pagare la
benzina intorno ai due euro al litro; cioè parte del costo aumentato è
stato assegnato
al diesel invece che alla benzina, in modo
apparentemente arbitrario e soprattutto silenzioso.
Naturalmente come i prezzi dei carburanti vengano determinati con precisione, tolte tutte le tasse, rimane un piccolo mistero. Nessuno ha mai esplicitato una sorta di cambio tra il petrolio di partenza e i prodotti che da esso derivano (che sono moltissimi). Bisognerebbe poi sapere se tutta la benzina e il diesel in Italia sono stati prodotti in Italia o se sono stati importati come prodotto finito. Probabilmente in parte è così, e il costo per far arrivare in Italia il prodotto è legato al prezzo del prodotto trasportato stesso.
Gli intrecci immaginabili sono numerosi e per districarsi bisognerebbe conoscere bene le economie dei paesi produttori ed esportatori (sia di greggio che di prodotti già elaborati) e il loro rapporto con l'Italia. Ma nessuno ci ha mai spiegato nulla in proposito, così i prezzi di questo bene strategico rimangono misteriosamente imposti.
Rimane il fatto che dato un prezzo al petrolio, stimato un costo per
un prodotto finito (la benzina), un prodotto meno raffinato
non può costare come il prodotto principale: deve continuare a costare di meno,
più o meno nello stesso rapporto.
Se ciò non avviene, ed è palese in questa situazione, vuol dire che si fa pesare maggiormente l'aumento del petrolio sul diesel piuttosto che sulla benzina. Se vogliamo essere pessimisti e maliziosi invece dobbiamo credere che i petrolieri, o chi ha potere di decidere il prezzo della materia elaborata, stiano approfittando dello scompiglio aumento carburanti per spremere quanto più si può. Detta in altri termini, il prezzo della benzina è come ci si aspetta (in Italia) che debba essere, mentre il prezzo del diesel è lievitato al solo scopo di speculare.
La visione ottimista comunque non è rosea. Poiché è il diesel quello maggiormente usato nei trasporti di merci (e i grandi motori sono tutti diesel), sarebbe più sensato lasciar lievitare il prezzo della benzina, che va a colpire maggiormente il trasporto privato, disincentivandolo (cosa che non farebbe male) e diminuendo in questo modo l'impatto sul costo delle merci dovuto al trasporto —cosa che farebbe piacere a tutti i consumatori.
Migliori e più vaste informazioni si possono trovare certamente in Internet. Qui do solo cenni scopiazzati da materiale fondamentalmente cartaceo. L'idea è quella di farsi un'idea. O no? Grassetti colorati miei.
gasolio da riscaldamentousatelo tranquillamente nei vostri diesel (almeno intorno al 1980 sarebbe convenuto)!
I passi dell'elaborazione
del petrolio
sono mostrato nella seguente figura (scaricabile come SVG compresso
con gz)